Marketing

Marketing: bisogna tornare bambini

Articolo di La Redazione 9 marzo 2021

Dobbiamo tornare a guardare il mondo con gli occhi pieni di curiosità e stupore come solo i bambini sanno ancora fare

Ai tempi dell’università, ahimè molti anni fa, ho incontrato alcune persone che oggi definirei micro influencer. Il loro modo di essere provocava una serie di reazioni.

Appena ti accorgevi "toccato" dal loro pensiero e posto di superare i normali "si va beh", "lo sapevo già" e via dicendo, tutte umane resistenze alla diversità, insorgeva quel genere di sentimento, di desiderio di volere essere come quelle persone. Scaturiva una semplice domanda: sarà possibile per me? Bei tempi quelli in cui le domande erano così semplici e dirette!
 

Quello che si manifestava a seguire era un inaspettato atteggiamento verso la realtà. Tutta la realtà nella sua interezza, dalla politica al tuo vicino di casa, iniziava ad interessarti. Riemergono forti i temi legati alla bellezza, alla verità, alla libertà che sta al di sopra del velo dei propri preconcetti.

Quello stato anomalo ma di grande energia, porta il nome di curiosità. Curiosità dettata dalla certezza, consapevole o meno, che il reale è per natura favorevole e vantaggioso.  Un contesto votato alla discussione e alla crescita. Un reale che ti spinge verso nuove esperienze, domande e autocritica. Ma non per fare meglio quello che già facevi, anche perché in alcuni casi faresti meglio solo le cose sbagliate. Insomma, una ricerca continua come quella dei bambini che guardano il mondo con gli occhi pieni di curiosità e stupore, insaziabili. La loro prima reazione è sempre di apertura, forse perché è tutto nuovo, onestamente non lo ricordo, ero troppo piccolo per ricordarmelo.

Ebbene, nel Marketing questa curiosità è fondamentale averla e mantenerla. Bisogna cercare le persone curiose, disposte a lasciarsi provocare dalla realtà. La realtà della comunicazione, dei media, del web, degli eventi, dei sistemi di loyalty, dei big data, della customer experience, sono cosi veloci, mutevoli e ricchi di novità, che di per sé ti educano ad una apertura. E se non si torna curiosi come bambini si perdono occasioni di crescita personale e, va da sè, crescita nel mondo del lavoro. La crescita di un’azienda, a prescindere dalle dimensioni e dal mercato, passa attraverso la crescita delle persone, degli uomini e delle donne che vi lavorano

Come ti accorgi di aver perso la curiosità, di esserti reso sordo al richiamo delle menti libere e creative? 
Quando smetti di essere bambino. Quando rispetto ad un progetto, ad un’idea di un collega, ad uno spunto che si trova leggendo un articolo di giornale, comminando per le vie del proprio paese, la prima reazione è incentrata sul proprio tornaconto personale.
Davanti ad una novità la prima cosa che fai è quella di calcolare come l’idea o il progetto incideranno sulla tua mole di lavoro? Cerchi subito alibi ed ostacoli per non procedere oltre?  Fai il possibile per non lasciarti empaticamente dal progetto, dall’idea? 

Ecco che la curiosità del bambino viene meno e si inizia ad evitare la realtà. Ed il confronto.
Anche dai nostri bambini impariamo a mantenere viva la nostra curiosità, e chi ha figli lo sa bene. A volte ci danno spunti anche per lavorare meglio! Una sera mi sono guardato per l’ennesima volta in compagnia di mia figlia una puntata di Me contro te, il format che ha reso celebri i protagonisti Luì e Sofì, due YouTuber italiani, fidanzati, tra i più apprezzati e famosi nel target 5 -10 anni. 
Incantano i nostri piccoli generando, lo ammetto, anche un pò di invidia da parte di noi genitori, considerando il sito di e-commerce e l'attività di merchandising degno del calcio di serie A.

Durante la puntata è partita una delle loro canzoni più famose, il cui ritornello dice: “Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano”
 

Quella frase mi ha ronzato nella testa per un po’ di tempo e alla fine ho compreso che Sofì e Luì mi hanno fregato, mentre mia figlia si è guadagnata l’ennesima maglietta brandizzata. 
Spesso in azienda, quando si è sotto pressione, scatta un meccanismo di autodifesa: lo faccio io che faccio prima. Defocalizzandosi dall’origine della pressione dovuta probabilmente ad inefficienze di processi.
Non si coglie l’occasione per migliorare i processi, renderli più snelli, più adatti alle esigenze dei clienti, ma si centralizza l’attività per risolvere il problema a breve. Tuttavia, nel tempo, sono soluzioni che non reggono.
(...) ma insieme si va lontano è la scelta vincente, cioè solo sviluppando quei processi che facilitano lo scambio di informazioni, di competenze, di know how, si crea la catena del valore, contribuendo a costruire la longevità della azienda.

In sintesi la curiosità, la realtà come stimolo alla creatività, insieme all’attenzione ai giusti processi di pianificazione che l’esperienza porta ad avere, sono gli elementi che nel nostro essere “markettari” dobbiamo sempre avere a cuore.

La Redazione