Curiosità

Case in Bioedilizia: tutto quello che c’è da sapere

Articolo di La Redazione 29 giugno 2021
Bioedilizia, un trend da coltivare per farsi trovare pronti da un mercato che cambia

Osservare le nuove possibilità dell'abitare sostenibile e non perdere d'occhio i mercati innovativi. 

La sensibilità ecologica verso l'abitare è condizionata dal luogo, dalla propria cultura, dalle molte complessità nel rendere "green" edifici storici e quartieri popolari dove il cemento è sfuggito di mano negli anni del boom edilizio. Tuttavia il progresso e l'innovazione non mettono radici nella rassegnazione. Guardarsi intorno ed osservare cosa sta cambiando può aiutarti a intraprendere strade nuove. 

Immobili in classe A obbligatori dal 2021

Forse sai già che dal 1°gennaio 2021 tutti gli edifici nuovi o demoliti e ricostruiti devono rispettare il requisito NZEB (Nearly Zero Energy Building) cioè devono avere un fabbisogno energetico prossimo allo zero, sia in estate che in inverno. Per ottenere questo risultato è necessario da un lato minimizzare i consumi e la dispersione di energia, dall’altro soddisfarne la domanda con il ricorso a fonti rinnovabili.

Per ottenere questi risultati la progettazione di un immobile in classe A o NZEB deve tenere conto di molti fattori, compreso il posizionamento fisico dello stesso, l’esposizione alle diverse condizioni metereologiche e l’utilizzo di materiali idonei e tecnologie avanzate, nel rispetto della sostenibilità ambientale. La bioedilizia è un modo di ottenere questi risultati, secondo alcune linee guida che devono essere rispettate in fase di progettazione. 
Vediamo quali sono i principi fondamentali della bioedilizia:

  1. Territorio. Per ottenere i risultati desiderati si deve tenere conto di tutte le caratteristiche ambientali e meteo-climatiche dove edificare. Dalla quota all’esposizione solare, dalle falde acquifere alla presenza di vegetazione. 
     
  2. Materiali. Le opere in bioedilizia sono costruite con materiali ecologici e naturali, possibilmente reperibili nel territorio, a km0. Il principio è quello dal ciclo chiuso a filiera corta. Per capirci, stiamo parlando di pula di riso, sansa di olive, fibre di canna, canapa, mais o lino, cellulosa e scarti di lavorazione.

    Studi recenti hanno scoperto che i derivati dell’agricoltura, una volta buttati ed ora adeguatamente lavorati, permettono di sostituire i laterizi tradizionali riducendo significativamente le emissioni di CO2.

    Alcuni materiali, come la canapa, sono carbon negative: tolgono più anidride carbonica dall’ambiente di quanta ne producono con una maggiore salubrità degli immobili così realizzati.

    Va da sé che anche la filiera produttiva dei materiali deve essere certificata e sicura dal punto di vista ambientale.
     
  3. Equilibrio energetico. Si parla di edifici passivi quando l'efficienza energetica è ottimizzata in modo che materiali e condizioni bioclimatiche locali consentono di fare a meno dei tradizionali radiatori e condizionatori per la regolazione delle temperature. Anche il fabbisogno di elettricità oggi può essere coperto esclusivamente mediante autoproduzione da fonti rinnovabili, in primo luogo con pannelli termosolari e fotovoltaici oppure minieolico.
     
  4. Benessere e comfort. L’esclusione di tutti i materiali sintetici dal procedimento costruttivo determina una elevata salubrità degli ambienti ed il venir meno dell’esigenza del condizionamento forzoso dell’aria. La sindrome da edificio malato, quell’insieme di malesseri, irritazioni e fastidi che si provano quando si sta troppo a lungo in ambienti chiusi è debellata. La cura nell’illuminazione, il più possibile di fonte solare e l’isolamento acustico, grazie ai materiali usati, determinano un comfort abitativo di livello elevato.
     
  5. Realizzazione organica. È evidente che un immobile con queste caratteristiche richiede un lavoro di squadra integrato. Un team di esperti nei diversi settori coinvolti, dal progettista al fornitore dei materiali alle imprese edili coinvolte, deve collaborare in stretta interrelazione e piena condivisione degli obiettivi dall’ideazione alla consegna, perché tutti i canoni di ecosostenibilità siano rispettati. 
     
  6. Riciclabilità. Un edificio è veramente ecocompatibile anche quando non serve più. In caso di demolizione deve essere completamente smaltibile, senza lasciare traccia di sé. Ciò è reso possibile dall’esclusione di elementi sintetici nella sua realizzazione.

3 risposte a domande comuni
Quanto costa una casa in bioedilizia?

Dopo aver letto sopra viene spontaneo pensare che una casa in bioedilizia realizzata secondo criteri NZEB sia troppo costosa.. In realtà, salvo tutte le variazioni contingenti (ad iniziare dal valore del terreno edificabile), la forbice di prezzo per la costruzione va da 1.100 a 1.800 €/mq per immobili in prefabbricato, a circa 2.000 €/mq in caso di personalizzazioni. Come vedi si tratta di valori in linea con quelli di mercato dell’edilizia tradizionale.

Si tratta di un buon investimento? Al netto della migliore qualità di vita, ottieni una consistente riduzione delle spese di gestione e per il fabbisogno energetico in conseguenza delle caratteristiche intrinseche di questi alloggi, essendo autosufficienti. 
Inoltre, vista l’attenzione sempre maggiore dei governi alla tutela ambientale, una bioarchitettura già in linea con queste direttive non rischia deprezzamento per obsolescenza e può costituire un buon investimento per il futuro.


Chi sa realizzare le case in bioedilizia?

Il mercato dell’edilizia ecocompatibile sta prendendo sempre più piede. Praticamente in ogni regione è possibile trovare imprese tradizionali e innovative che si danno da fare in questo settore. Infatti una delle caratteristiche è il legame con il territorio ed il riuso delle risorse naturali locali. Non è difficile trovare imprese ma, vista la novità, è difficile sapere quante di esse siano già all’altezza di tali standard.  

Bioedilizia e bonus 110

Si possono fare interventi di ristrutturazione con tecniche bioedili per godere del superbonus 110%?
Tecniche e materiali naturali utilizzati nel segmento non sono incompatibili con il costruito in edilizia tradizionale. Nulla esclude interventi in bioedilizia per ridurre l’impatto ambientale del preesistente.  
Per esempio, la realizzazione di un cappotto termico in fibre naturali e calce è un intervento che consente di accedere al contributo governativo.

Non se ne parla ancora molto, ma gli ecoimmobili presto saranno al centro dell'attenzione, anche per l’obbligo legislativo.
Perché non essere il primo consulente a contattare qualche impresa del settore ed approfondire la tua cultura sulla bioedilizia?

Magari non costruirai case, ma sarai pronto a rispondere a quei clienti con "l'anima green" ed il tuo brand sarà associato all’ecosostenibilità abitativa. Ti pare fantascienza?

La Redazione